Toccante conversazione di gruppo con persone affette da Alzheimer

Una parte del mio lavoro consiste nel dedicarmi all’anziano affetto da Alzheimer. In particolare, il lavoro di gruppo con le persone affette da demenza è un’esperienza faticosa ma, molto densa di emozioni. Parlando con varie persone che ruotano intorno al mondo della demenza (familiari e operatori) noto quanto sia facile vedere solo la malattia e perdere di vista la parte sana della persona affetta da demenza. Attraverso il mio lavoro cerco di far emergere questa parte sana della persona, senza correggerla e senza giudicarla. In questo articolo vi propongo di seguirmi nello svolgimento di una conversazione di gruppo con persone affette da demenza: il gruppo di riconoscimento è stato condotto basandomi sull’approccio capacitante.

Alzheimer

Sono presenti 8 pazienti affetti da malattia di Alzheimer, ricoverati in un Nucleo Alzheimer protetto. Punteggio MMSE da 5 a 10. Il gruppo è condotto da una psicoterapeuta e da una educatrice.

Mario: signore con una storia di maltrattamenti domestici da parte della moglie, ricoverato da poco presso il nostro nucleo proviene da un’altra struttura dove è stato ricoverato per 4 anni. Spesso affaccendato e confabulante, nella quotidianità reagisce con violenza verso gli operatori più direttivi.

Loredana: signora che spesso manifesta pensieri deliranti verso la sua condizione di salute fisica (mal di schiena) e che spesso minaccia gli operatori e la struttura di denunce e articoli sul giornale perché nessun medico va a visitarla.

Francesco: signore con wandering, se non impegnato in attività trascorre cerca di uscire dal nucleo (le porte si possono aprire solo con codice). Ha alle spalle molti tentativi di fuga.

Antonella: signora tranquilla che ama raccontare le proprie esperienze di vita; la sua memoria a breve termine è molto compromessa, è molto disorientata. Irma: signora con comportamenti aggressivi soprattutto con il personale.

Mariuccia: signora molto taciturna, se non stimolata rimane per ore in silenzio in uno stato soporoso.

Angiolina: signora definita dagli operatori del reparto come “fastidiosa” perché continua a chiamare il personale ad alta voce.

Luisella: signora che spesso è in lacrime, si chiude in se stessa e non vuole partecipare alle attività del nucleo.

Il testo della conversazione:

PSICOTERAPEUTA: Buongiorno, eccoci qua. Ci rivediamo tutti insieme

MARIO: Non siamo qua a scherzare parliamo di cose giuste

PSICOTERAPEUTA: Adesso parliamo delle cose giuste…

PSICOTERAPEUTA: Allora, come è andata questa settimana? Come vi siete sentiti, come vi siete trovati?

MARIO: Movimentata.

PSICOTERAPEUTA: È stata una settimana movimentata.

MARIO: Sì sì, per rivedere delle cose da… non si dice da smontare, però da migliorare. Sia con la partecipazione da parte nostra con volontà un qualche bello vedrà, non perché fa rima ma perchè lo deve fare,

PSICOTERAPEUTA: Ok quindi per il Mario questa settimana è stata un po’ movimentata, ma verso il miglioramento. Per te Loredana come è andata questa settimana?

LOREDANA: Bene bene.

PSICOTERAPEUTA: Si? Tutto bene. Anche te Antonella tutto bene?

ANTONELLA: Sono contenta perché oggi è venuto il mio dottore a trovarmi. Perché prima ne avevo uno che guarda prima di entrare bisognava dire il padre nostro…

MARIO: È quasi positivo perché vedo tutte donne…

EDUCATRICE: Tutte donne felici.

MARIO: Tutte le donne giustamente sono quelle che hanno espresso, che hanno detto..

PSICOTERAPEUTA: Francesco come è andata la tua settimana?

FRANCESCO: Brutta.

PSICOTERAPEUTA: Brutta? Cosa è successo?

FRANCESCO: Di qua e di là di qua e di là.

ANTONELLA: Su e giù.

FRANCESCO: Su e giù, a fare niente.

L’educatrice si avvicina a Mario per far sì che non interrompa gli altri e rispetti i turni di conversazione. Insieme ascoltiamo una canzone.

PSICOTERAPEUTA: Irma questa settimana come è andata?

IRMA: Bene.

PSICOTERAPEUTA: Bene?

IRMA: Bene, perché non ho preso a pugni qualcuno.

EDUCATRICE: Ah, Francesco! Francesco si sposta (Francesco mima di avere paura dei pugni)

PSICOTERAPEUTA: Ma ti veniva da dare i pugni? Francesco scappa eh. Ha paura il Francesco… Ma ci sarebbe stato qualcuno da prendere a pugni?

IRMA: Sì.

PSICOTERAPEUTA: Cosa è successo?

IRMA: E cosa è successo. Il successo proprio non lo posso dire.

PSICOTERAPEUTA: Però è successo qualcosa che ti ha fatto venire voglia…

IRMA: Di darle, darle, darle, darle belle.

PSICOTERAPEUTA: Belle salate.

IRMA: Salatine.

EDUCATRICE: Sei convinta eh.

IRMA: Sì sì sì.

EDUCATRICE: Quelle mani lì iniziavano proprio a… (pausa protratta)

PSICOTERAPEUTA: A prudere come si dice. E adesso è rientrata l’emergenza o chi è vicino a te deve preoccuparsi?

IRMA: No no. si è calmato tutto.

ANTONELLA: Si sono calmate le acque.

PSICOTERAPEUTA: Però è stata una settimana anche per te un po’ movimentata come diceva il Mario.

FRANCESCO: Turbolenta.

MARIO: È bello adesso parlarne e vederli uscire con piacere. Perché tutti hanno assistito e sono rimasti piaciuti.

PSICOTERAPEUTA: Bene. Invece Angiolina. come stai?

ANGIOLINA: Eh così. I progetti sono quelli, poi bisogna vedere…

PSICOTERAPEUTA: Come va. I progetti quali sono?

ANGIOLINA: Perché se lo fai tu quello lo vuole fare meglio di te, quello lo vuole fare meglio di quell’altro. Ognuno esce…

MARIUCCIA: Ognuno vuole essere il meglio di tutto.

ANGIOLINA: Come no signora. Nessuno è scemo, ognuno vuole vivere una vita spensierata, allegra.

MARIUCCIA: Non la vivi una vita spensierata qua dentro, non la vivi.

PSICOTERAPEUTA: Come mai Mariuccia?

ANGIOLINA: Succedono queste cose in tante famiglie.

MARIUCCIA: Cosa?

PSICOTERAPEUTA: Come mai qui dentro non si è spensierati?

MARIUCCIA: Non sono spensierata? Perché ho paura di dar fastidio. La mia è una delicatezza.

EDUCATRICE: Sì, non da tutti.

MARIUCCIA: Non da tutti sì.

PSICOTERAPEUTA: Perché sei una persona molto rispettosa degli altri?

MARIUCCIA: Sì.

PSICOTERAPEUTA: E quindi questo ti porta ad avere un po’ paura di dare fastidio?

MARIUCCIA: Sì ho paura di dare fastidio sì, è vero, è vero. Magari non è neanche vero ce l’ho in mente io.

PSICOTERAPEUTA: Infatti. Però questa è la tua impressione che ti dà un po’ di problemi.

ANTONELLA: Abbiamo lavorato tanti anni insieme, e poi è cognata di mia cognata né? La sorella di mio marito ha sposato suo nipote.

LUISELLA: Basta adesso piangere eh, su su dai.

EDUCATRICE: Brava Luisella.. Beh ha fatto un discorso abbastanza profondo la Mariuccia.

LUISELLA: Brava brava.

EDUCATRICE: Hai fatto un bel discorso Mariuccia.

PSICOTERAPEUTA: A voi è mai capitato di sentire un po’ di dar fastidio?

MARIO: È una cosa che si può sempre correggere.

PSICOTERAPEUTA: Eh secondo voi come è che si fa a modificare un po’ questa sensazione?

ANTONELLA: Bisogna stare zitti sempre.

PSICOTERAPEUTA: Diceva la Mariuccia. “forse questa è solo una mia impressione, quella di essere di peso, di dar fastidio”. Magari non è così, però una persona che a volte si sente un po’ di peso, secondo voi, come può fare per togliere un po’ questa sensazione?

MARIUCCIA: Parlarne.

PSICOTERAPEUTA: Parlarne, brava Mariuccia.. Trovare anche le persone giuste con cui parlarne.

LUISELLA: Mandarle via le emozioni…

IRMA: Tacere.

PSICOTERAPEUTA: Tacere?

IRMA: Tacere perché…

PSICOTERAPEUTA: Stavi dicendo tacere in alcuni momenti perché?

IRMA: Perché il tacere…

FRANCESCO: Non fu mai scritto

EDUCATRICE: Bravo Francesco.

ANTONELLA: Mi ha mangiato… Stavo dicendolo io.

IRMA: Perché ti rende più ricca il tacere. Ti rende più ricca perché l’ho fatto guarda, sono riuscita a non dire quella cosa che avevo qui.

PSICOTERAPEUTA: Certo, questo più quando si è arrabbiati… mi sembra.

IRMA: E certo.

PSICOTERAPEUTA: Invece quando ci si sente un po’ giù di morale quale è il consiglio? IRMA: Il consiglio è…

FRANCESCO: Un calice di vino.

PSICOTERAPEUTA: Un bicchiere di vino e tutti i pensieri svaniscono. Capito Mariuccia. Questo è il consiglio di Francesco, darsi al vino.

ANTONELLA: C’era una signora sopra di me, e quando andavo sua figlia era svizzera e mi ha detto, era vedova e mi ha detto “dai Antonella. vai su qualche volta da mia mamma”. Quando andavo su era ubriaca, aveva la bottiglia di vino. Dopo mi diceva “dai che beviamo un bicchiere insieme”.

PSICOTERAPEUTA: Per combattere un po’ la malinconia…

ANTONELLA: Una sera ho avuto paura aveva un coltello sul tavolo. Allora non sapevo più come uscire le ho detto “madonna mi sento male”

PSICOTERAPEUTA: Chiediamo alle donne qui a sinistra, oltre all’alcool un altro modo per combattere un po’ la malinconia secondo voi qual è?

ANTONELLA: La musica.

PSICOTERAPEUTA: La musica.

LOREDANA: Cercare la compagnia.

PSICOTERAPEUTA: Cercare la compagnia. Parlarne come diceva la Mariuccia, “oggi mi sento un po’ giù”, sicuramente dirlo a qualcuno ci fa già un pochino di…

LOREDANA: Sfogarsi.

LUISELLA: Io mi sento un po’ su.

PSICOTERAPEUTA: Oggi ti senti un po’ su. Ci fa sfogare. Invece come diceva la Irma nei momenti di rabbia magari è meglio tenere giù un pochino le cose, poi dipende anche lì il momento. Però avete fatto una riflessione proprio molto profonda. Grazie Mariuccia che ci hai raccontato questa cosa.

MARIUCCIA: Ma anche loro te l’avrebbero detto.

PSICOTERAPEUTA: Anche loro?

MARIUCCIA: Sì.

PSICOTERAPEUTA: Dici che ogni tanto anche loro si sentono un po’ così?… succede a tutti. MARIUCCIA: Tu hai ancora il papà o la mamma?

PSICOTERAPEUTA: Sì.

MARIUCCIA: Vedi che fortuna che hai. Non la senti te la solitudine, perché quando arrivi a casa a mezzogiorno o arrivi a casa alla sera c’è chi ti aspetta…

FRANCESCO: Che fa andare la polenta

PSICOTERAPEUTA: C’è qualcuno che fa il pranzo, che prepara…

FRANCESCO: Il cotechino.

PSICOTERAPEUTA: Mentre la Mariuccia diceva che a volte, nella vita, soprattutto da anziani quando si va su con gli anni, può succedere di tornare a casa e sentirsi un po’ soli perché non si ha più nessuno.

FRANCESCO: Altroché.

LOREDANA: Dopo bisogna combatterla

PSICOTERAPEUTA: Bisogna combattere…

LOREDANA: D’altronde da sola non va via.

PSICOTERAPEUTA: Eh sì bisogna un po’ combattere questa solitudine. Quindi è capitato ancora anche a voi di avere questa sensazione di solitudine…

LOREDANA: Non di frequente ma può capitare a tutti.

LUISELLA: Ne ho fatti io di pianti.

PSICOTERAPEUTA: Eh ne ha fatti lei di pianti. A volte ci si può sentire soli anche in mezzo a tanta gente eh. Cioè a volte una persona si può sentire non ascoltata anche se è in mezzo a tante persone che però magari non sono pronte ad ascoltarla.

EDUCATRICE: Eh Mariuccia come succede a volte un po’ qui magari.

PSICOTERAPEUTA: Che ci sono tante tante persone ma magari non si ha lo spazio per parlare.

IRMA: Per aprirsi. Perché quello è difficile, anche a dire, fare, io ho detto, io ho fatto, io sono andata, io sono là. È difficile dopo…

ANTONELLA: Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

PSICOTERAPEUTA: Però è difficile anche avere la fiducia di una persona a cui raccontare le proprie cose personali.

LUISELLA: Si però non è giusto eh.

PSICOTERAPEUTA: No? Ci sono tante persone che magari sono un po’ false.

EDUCATRICE: La Loredana oggi la vedo un po’ silenziosa. Sei molto silenziosa oggi.

LOREDANA: Io sto ascoltando e meditando.

PSICOTERAPEUTA: C’era qualche riflessione che vuoi condividere con noi?

LOREDANA: No intanto no. Ma però ascolto.

PSICOTERAPEUTA: È interessante questo argomento che è uscito

LOREDANA: Altroché…

EDUCATRICE: È interessante e particolarmente profondo, vero?

MARIO: Si può riflettere. Dire ma ho fatto questo e quest’altro, magari una piccola correzione che vuoi aggiungere ogni tanto. Perché con questo piccolo aiuto in più hanno inquadrato un qualcosa che ti può aiutare a superare anche questo…

PSICOTERAPEUTA: Momento difficile.

MARIO: Esatto sì.

PSICOTERAPEUTA: Quindi sicuramente l’aiuto del gruppo può dare un piccolo aiuto alla persona che magari in quel momento lì, in quella giornata, si sente magari un pochino più giù oppure come diceva la Luisella si sente troppo su. Perché sicuramente è una cosa che capita a tutti, sia all’interno di una struttura che anche a casa come ci diceva la Loredana, che ogni tanto ci si sente un po’ soli, piuttosto che tristi o di peso. L’importante è non arrendersi a quella emozione lì ma combattere, giusto?

LOREDANA: Sì.

FRANCESCO: Con il bastone della polenta.

EDUCATRICE: Il Francesco dalla sua ha che è molto ironico…

PSICOTERAPEUTA: Ad esempio il Francesco penso che combatte le sue emozioni più tristi con le battute.

EDUCATRICE: Con l’ironia.

FRANCESCO: A giocare a lepa.

ANTONELLA: Madonna quante giocate.

MARIO: Una certa tranquillità, non di sentire diretto chiaro.

LOREDANA: Voce, non si sente.

PSICOTERAPEUTA: Sta dicendo che una persona dopo che è riuscita a dire le cose in modo tranquillo si sente più tranquilla anche lei.

MARIO: Sente le persone che le stanno vicino, che la guardano, che la aiutano. E la cosa deve senz’altro equilibrare con il concetto di cose pulite.

EDUCATRICE: Bravo Mario.

PSICOTERAPEUTA: Ha detto Mario che quando una persona ha qualcosa che lo inquieta è meglio che riesca a dirlo ad altre persone per esempio qui in gruppo in modo tranquillo piuttosto che tenerle dentro. E questo lo fa sentire meglio, ti fa sentire un po’ meglio.

LOREDANA: Positivo.

PSICOTERAPEUTA: Eh positivo, sì. Bene direi che dopo questo momento di lavoro profondo possiamo sentire una bella canzone (…) Nessuno l’ha ancora detto ma di solito quando si fanno questi lavori così profondi dopo viene anche un po’ fame.

ANTONELLA: Vero io sento un languorino qua…

PSICOTERAPEUTA: Allora proprio per questo mandiamo l’educatrice a prenderci il tè per la merenda.

La conversazione è stata registrata in modo palese con il consenso informato dei conversanti e dei familiare di riferimento. La trascrizione è fedele, comprese le parole mal formate, tronche, ripetute e le frasi senza senso. Il nome degli anziani e ogni dato che possa permettere l’identificazione sua o di altre persone e luoghi è stato alterato per rispettarne la privacy.

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