Le storie che creano legami: gruppo terapeutico “C’era una volta” in Fondazione Casa San Giuseppe

Ciò che lega le persone tra loro sono le storie. Se io conosco la tua storia e tu conosci la mia storia, questi momenti di condivisione ci permettono di sentirci in qualche modo legati perché quando mi racconto ti dono una parte di me. Il narrare e l’ascoltare storie vissute, pur riguardando qualcosa che è passato, ci permettono di entrare in connessione l’uno con l’altro creando nel presente nuovi legami e un clima familiare. Inoltre, le azioni di raccontare le proprie storie e ascoltare le storie altrui permettono al cervello di rimanere attivo e sviluppare la plasticità cerebrale definita da Rita Levi Montalcini “l’asso nella manica a brandelli” dell’anziano. Il luogo migliore dove stimolare tale capacità è il gruppo terapeutico, una realtà sociale primaria dedicata a tali attività: raccontare e ascoltare storie. Infatti, nel gruppo ogni persona è come il singolo neurone, i numerosi differenti contatti che ciascuno ha con gli altri sono come le spine dendritiche che si formano con il rinnovarsi dei contatti personali.

Gruppo terapeutico

Partendo da queste idee, da settembre presso la Fondazione Casa San Giuseppe (Gazzaniga, Bg) abbiamo attivato un gruppo terapeutico mirato alla condivisione dei ricordi tra gli anziani, che va a implementare il progetto di sostegno psicologico agli ospiti e ai familiari partito già da maggio.
Il gruppo chiamato “C’era una volta”, condotto con la collaborazione dell’educatrice Paola, ha coinvolto 15 ospiti che hanno partecipato con entusiasmo all’attività settimanale, raccontandoci e raccontandosi storie di un passato per noi molto lontano, ma per loro ancora ricco di emozioni e particolari a volte anche molto toccanti.
Grazie all’entusiasmo rispettoso di ogni partecipante il gruppo è diventato il luogo della narrazione, della condivisione e dell’ascolto reciproco caratterizzato da un clima disteso e familiare. Questo buon affiatamento ci ha permesso di trattare anche temi emotivamente toccanti come gli orrori della guerra, i lutti e la povertà. Le esperienze personali donate agli altri, il modo di raccontarsi particolare di ognuno, la battuta pronta di alcuni, le frasi argute, il silenzio attento, i collegamenti con temi di attualità, tutto questo e molto altro ha permesso a tutti i componenti di consolidare settimana dopo settimana i legami con gli altri e di sentirsi di nuovo a casa anche se in una diversa da quella in cui si è sempre vissuti.

1 Comment

  1. Elena's Gravatar Elena
    22/12/2015    

    Con grande professionalita e sensibilita la dr.ssa ruggeri ha condotto questo nuovo progetto .pilota di altre prossime sfide con i malati di alzheimer.condividere emozioni, dispiaceri aiutano a rendere tutto piu sopportabile.Elena

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