Familiari che assistono l’anziano: fatiche e possibilità

I familiari che assistono l’anziano non più autosufficiente spesso vivono in uno stato di sofferenza emotiva e sono stravolti dalla fatica. Ciò succede molto di più oggi  rispetto al passato. La cura familiare dell’anziano in difficoltà ha subito un cambiamento sostanziale negli ultimi sessant’anni andando di pari passo con il cambiamento delle strutture familiari. Fino alla fine degli anni ’50 il modello prevalente di famiglia era quello della famiglia allargata e l’assistenza dell’anziano era un fatto sociale a cui partecipava l’intera comunità (figli, nipoti, cugini); a quel tempo ricorrere ad una struttura per anziani (viste le numerose risorse a disposizione) significava scegliere di abbandonare il proprio caro. Oggi la situazione è molto cambiata: con l’affermarsi delle famiglie nucleari, costituite da un numero ridotto di persone, l’assistenza dell’anziano è diventata un fatto privato a carico dei singoli nuclei familiari. Ciò che non è mutato sono le aspettative verso la famiglia dalla quale ci si aspetta la completa assistenza dell’anziano. Viste le poche risorse familiari sempre più spesso è solo una persona (il caregiver familiare) che si fa carico dell’assistenza dell’anziano fragile.hand-elderly

Ma chi sono i caregiver familiari? Oggi la maggior parte sono donne, in particolare le figlie, che spesso sono costrette a lasciare il lavoro  o a ridurre i loro impegni lavorativi per potersi dedicare all’assistenza dell’anziano. Queste donne spesso si trovano nello stesso tempo impegnate ad assistere l’anziano genitore e a crescere un figlio in età evolutiva (pre- adolescenza, adolescenza): fanno parte di quel fenomeno chiamato dai sociologi “generazione sandwich”. Anche la famiglia nucleare del caregiver familiare risente dei cambiamenti legati all’assistenza dell’anziano. Spesso si assiste a veri e propri cambiamenti nell’organizzazione abitativa (se l’anziano viene accolto in casa propria), di ruoli e di mansioni. Tali cambiamenti aumentano la probabilità dei conflitti o dei malesseri con il partner e con i figli: per questo si dice che il caregiver deve quindi essere rispondente su più fronti.

Un altro fattore da tenere in considerazione quando si parla di sofferenza dei familiari che si prendono cura degli anziani è il cambiamento culturale nei confronti dell’anzianità. Se in passato la persona anziana aveva un ruolo centrale nella famiglia e la senilità era legata a significati di orgoglio, esperienza e risorsa; oggi, in una società dove regna il culto della giovinezza, la vecchiaia è vista come una malattia, una perdita e il ruolo dell’anziano è ai margini del tessuto sociale. Tali significati della vecchiaia hanno delle profonde conseguenze sull’anziano che perdendo il ruolo di persona sana si sentirà ai margini: ciò può causare ampie ricadute depressive. Questo vissuto porta l’anziano a vivere uno stato di forte apprensione e a manifestare un costante bisogno di vicinanza e rassicurazione che lo rende molto richiedente nei confronti dei suoi familiari. Se da una parte l’anziano sperimenta la perdita dell’autonomia e deve accettare piano piano la dipendenza da chi si prende cura di lui, dall’altra i familiari che lo assistono, spesso i figli, devono farsi carico di genitori sempre meno autonomi e sempre più richiedenti. Tale carico emotivo va ad aggravare la sofferenza provocata dal vedere il proprio caro spegnersi piano piano (lutto anticipatorio).

L’aver preso in esame tutti questi fattori che gravano sui familiari che si prendono cura dell’anziano ci permette di comprendere a quante richieste e a quale carico emotivo (oltre che fisico) è spesso sottoposto il caregiver familiare.

Potremmo dire che spesso chi si assume tale pesante compito, per essere rispondente sui vari fronti nei quali è impegnato, si trova in continuo stato d’allerta che se perdura a lungo può portare a gravi conseguenze quali: disturbi del sonno, disturbi dell’alimentazione, senso di affaticamento, disturbi psicosomatici, depressione, disturbi d’ansia, disturbi della sfera sessuale, ecc… Inoltre, le continue richieste che arrivano dall’anziano o dai servizi che ruotano intorno (badanti, visite….) portano il familiare a rinunciare a tutte le opportunità per poter coltivare il proprio benessere. È importante sottolineare però che un caregiver che rinuncia al proprio benessere:

  • Mette in pericolo la sua salute;
  • È un curante meno efficace perché è stravolto dalla fatica;
  • Le manifestazioni emotive dell’anziano come la paura, la ravvia e il dolore, lo faranno reagire agendo la propria sofferenza e la propria fatica; risultando giudicante, insofferente e a volte anche aggressivo.

Che cosa può fare un familiare che assiste in prima persona l’anziano per non trovarsi in questa situazione?

Prima di tutto può accettare o chiedere l’aiuto esterno: accettare un aiuto non vuol dire abbandonare l’anziano. Un aiuto è una risorsa all’interno della famiglia. Chi non lo accetta è costretto a sacrificare la propria vita, i propri impegni e quelli dei figli creando così un disagio all’interno del nuovo sistema familiare.

Mettere dei confini per tutelare i propri spazi mentali e fisici. Ad esempio non rimuginare continuamente sulle problematiche assistenziali dell’anziano dopo che si è fatto tutto il possibile per lui, ma dedicarsi alla coppia, alla famiglia e a se stesso. Trovare un’altra persona che può diventare il punto di riferimento per l’anziano nei piccoli momenti che il caregiver si prende per sé.

Saper ascoltare i bisogni dell’anziano, ma non assecondare tutte le sue richieste poiché spesso l’anziano non ha la piena consapevolezza di tutti gli sforzi che si stanno facendo per il suo progetto di cura. Assecondare l’anziano in tutte le sue richieste significa mettere a rischio il benessere del caregiver, quello dell’anziano e quello della loro relazione.

Prendersi cura del proprio benessere poiché un curante che sta bene è molto più efficace ed in grado di agire lucidamente e con equilibrio anche nei momenti di difficoltà.

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