Uno dei film che ho visto di recente e di cui vi vorrei parlare nella rubrica al cinema con la psicologa è “La forma dell’acqua” di Guillermo del Toro. Un inno all’amore ambientato nel 1962, che dal mio punto di vista descrive in modo molto autentico ed emotivamente coinvolgente le sfaccettature del sentimento più profondo: l’amore.

Vedere questo film è come essere immersi in un sogno dove elementi realistici e fantastici contribuiscono a creare un’esperienza emotiva che cattura lo spettatore. Siamo costretti ad abbandonare la razionalità per nuotare insieme ai personaggi in un mare di emozioni.

Questo film mi ha portato a fare un confronto tra Elisa, la protagonista, e le figure femminili delle favole. Come nelle fiabe classiche Elisa vive una vita caratterizzata da alcuni problemi: è una ragazza senza famiglia, affetta da mutismo, abbastanza isolata dal mondo. La nostra “Cenerentola” lavora come donna delle pulizie in un laboratorio governativo, è una figura invisibile ai vari direttori e scienziati, ma sarà l’unica che, mostrando coraggio e forte empatia, riuscirà ad entrare in comunicazione con una creatura anfibia dai tratti umanoidi rinchiusa nel laboratorio. Dal loro incontro nascerà una storia d’amore che inneggia alla diversità e al coraggio.

Se per tutti gli altri la creatura è solo un mostro da trattare con disprezzo, Elisa riesce a cogliere un animo buono e sensibile e a vedere la bellezza nella sua diversità. Questa storia ci fa capire che, come l’acqua, anche l’amore può assumere infinite forme e che tutti gli esseri viventi hanno il diritto di amarsi e di essere amati, indipendentemente dalla loro forma. Con il procedere del film il coraggio e la sensibilità di Elisa emergono sempre di più sospinte dall’amore che prova per la creatura. Questo la porterà a salvarlo e a liberarlo dai suoi carnefici.

A differenza delle favole classiche, in questa storia è la protagonista a salvare il suo “principe” grazie alle sue capacità che si manifestano sospinte dall’amore. Non esiste nessun principe che la salverà, che le donerà la parola o che la trasformerà in una principessa, ma sarà lei, con la sola forza dell’amore, a credere maggiormente nelle sue capacità e ad assumere una nuova forma. La forma di una donna che non ha bisogno di un principe per essere salvata, che accetta la sua condizione e nelle sue sventure trova la forza per innamorarsi e addirittura salvare il suo amato.

la forma dell'acqua

E allora la scena finale del film in cui la creatura porta Elisa con sé negli abissi e dal piede di lei una scarpetta rossa scivola via alla deriva, ci può far pensare che l’epoca dei principi che vanno a recuperare la scarpetta è finita, ma le forme che può assumere una storia d’amore sono infinite. Non lasciamoci incastrare negli schemi di un’unica possibile via….