Cambiamento: un percorso difficile

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Nel corso di vari colloqui psicologici mi è capitato di avvertire nei pazienti la paura del cambiamento. Ma che cosa si intende per cambiamento?

Credo che potrei definirlo come una modalità differente di affrontare la realtà. Spesso è molto difficile modificare il personale modo di vedere le cose, gli schemi mentali, infatti, si sviluppano fin dall’infanzia e si attivano automaticamente per un principio di “risparmio energetico”. Il cambiamento richiede, prima di tutto, la comprensione del proprio punto di vista e la convinzione del fatto che sia un modo di vedere tra tanti. Dopo aver riconosciuto la personale modalità di processare la realtà, il cambiamento implica la generazione di un nuovo punto di vista e la messa in atto di schemi d’azione differenti dal solito. Le fatiche di questo processo, schematizzato all’osso qui sopra, sono molteplici: potremmo distinguerle in intellettive ed emotive. Gli sforzi intellettivi derivano dall’autoanalisi e dalla creazione di una nuova modalità d’azione, una nuova prospettiva. Le fatica emotive hanno svariate sfaccettature:

La non prevedibilità di riuscita del mio nuovo atteggiamento/comportamento, non molto rodato, potrebbe spaventarmi o suscitare incertezza e paura;
Incognita nella vita affettiva e sociale: il mio cambiamento genera a catena un cambiamento nelle mie relazioni e potrebbe destabilizzare gli equilibri relazionali di cui faccio parte;
Perdita di sicurezza e autostima: tentando nuove modalità di vita corro il rischio di commettere degli errori, di destabilizzare quella piccola autostima che fino ad ora mi ero costruito.

Per tali costi intellettivi ed emotivi forti e per l’incertezza di ciò che sarà, spesso si preferisce vivere periodi “grigi” che non sanno di niente, limitandosi a sopravvivere, a limitare i danni, sperando che il cambiamento, il miglioramento della situazione, parta dall’esterno, che il nostro stare bene caschi dal cielo.

In realtà la situazione, spesso, più che migliorare peggiora e questo porta le persone a rendersi conto di aver trascorso un periodo nel limbo grigio e insipido della sopravvivenza e questa consapevolezza le spinge a ricercare e desiderare fortemente una vita a colori. Quando la noia mortale dell’insoddisfazione giunge al culmine si accetta di vivere quel temporale del cambiamento che potrà, forse, portare a far risplendere un sole nuovo.

Sicuramente scegliere di cambiare è coraggioso e difficile, quindi spesso si sceglie di sopportare stoicamente piuttosto che provare una strada nuova e incerta.

Il percorso psicologico, in generale, può essere visto come un percorso di cambiamento dove il terapeuta sostiene, spinge, dà manforte e amplifica la richiesta di cambiamento del paziente. Come diceva Milton Erickson:

“Il segreto della psicoterapia consiste nel portare la persona a fare qualcosa che vuole fare ma che è solito non fare”.

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