Al cinema con la psicologa andiamo a vedere Coco, il film d’animazione Disney Pixar diretto da Lee Unkrich e Adrian Molina, uscito nei cinema italiani a dicembre 2017.

Ci troviamo in un colorato villaggio messicano dove fervono i preparativi per il Dìa de Muertos. Miguel è un ragazzo dodicenne che ama follemente suonare la chitarra, ma questa sua passione viene coltivata di nascosto poiché la musica è un tabù all’interno della sua famiglia.

La sua trisavola Imelda venne lasciata da sola a crescere la figlia Coco dal marito che le abbandonò per fare carriera nella musica. Per cavarsela Imelda dovette imparare a fare scarpe e trasmise a sua figlia Coco sia il mestiere sia divieto assoluto per la musica.

Così fa anche Coco (bisnonna di Miguel) con sua figlia (nonna di Miguel) la quale cerca di mandare avanti il matriarcato trasmettendo alla figlia (madre di Miguel), a suo marito e al nipote Miguel gli stessi valori con i quali era cresciuta: fare scarpe e mettere al bando la musica.

Nel Dìa de Muertos, Miguel si trova a sfidare questo mito familiare spinto da un’irrefrenabile passione per la musica e da quella irriverenza adolescenziale che lo porterà a mettere in discussione le regole e le tradizioni familiari.

Seguendo questa strada entrerà, come visitatore, nel mondo dei morti e ripercorrerà le storie dei suoi antenati che gli permetteranno di ri-narrare la storia della sua famiglia sotto altri punti di vista e di scoprire quale segreto si cela dietro le vicende familiari.

Rinarrando la storia dei suoi antenati, ricostruendo quello che per un clinico sembra quasi un genogramma, Miguel scopre delle scomode verità che per poco non lo bloccano nell’aldilà:

Se non torni a casa prima dell’alba, sarai bloccato qui…. per sempre.

Sarà solo grazie alla benedizione dei suoi avi, che riusciranno ad accettarlo, che Miguel riuscirà a tornare nel mondo dei vivi e a trasformare il mito familiare rinarrando la storia degli antenati e facendo riammettere il trisavolo Hector nell’altare dei morti. In questo modo la famiglia riuscirà a rimanere unita:

Io e la mia famiglia saremo anche un po’ diversi, ma restiamo uniti… Niente è più importante di coloro che ami.

Il percorso adolescenziale di Miguel lo porta a sfidare i copioni familiari e a trovarsi davanti alla storia delle sue origini, è solo ripercorrendo questa storia che riesce a crescere, a non rimanere bloccato nelle ferree regole del matriarcato o ancora peggio nell’eterna ricerca di un senso delle sue origini.

coco

Questo film mi ha ricordato molto ciò che accade al cormorano che per riuscire a spiccare il volo, prima deve fare un passo indietro; allo stesso modo Miguel per riuscire a distanziarsi dalla sua famiglia ha dovuto intraprendere un viaggio nelle storie del passato per dare un senso al presente e farsi comprendere per ciò che è davvero dai suoi familiari. Questo percorso faticoso di crescita che, ogni adolescente a modo suo affronta, permette al protagonista di ritagliarsi una posizione familiare inedita, senza però mai perdere l’appoggio della famiglia. Il film descrive il faticoso percorso della crescita: distanziarsi dalla famiglia mantenendo l’affetto vitale della famiglia.

Una bella storia di crescita personale e familiare.